Approfondimenti2021-06-25T16:36:32+02:00

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Articoli su informazioni storiche
e generiche del mondo degli orologi

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APPROFONDIMENTI

DUE CHIACCHIERE C@N LAURA DE ALEXANDRIS: La grafica, l’estasi creativa, il diving, la corona al 4


Trasformare una passione in un mestiere è mettere la creatività al servizio della competenza professionale. Laura de Alexandris ha un innato amore per la grafica. L’ha trasformato in un lavoro perché è necessario avere coraggio, realizzare un sogno e non scendere a compromessi. Vive e lavora nel cuore dell’operosa Brianza come illustratrice pubblicitaria e quando non cerca l’estasi creativa sulla “tavolozza” elettronica, coltiva la passione per la subacquea. Il suo orologio? Con corona al 4.

  • Cosa succede durante il processo creativo?
    • La mia “trance creativa” non parte subito, non esplode “a comando” ma attraversa una fase di “accelerazione”. Trovare l’ispirazione giusta per raggiungere un obbiettivo è la parte che richiede più tempo nel mio lavoro. Devo raccogliere più materiale possibile per poter fondere gli elementi in una giusta combinazione. Bisogna saper ascoltare sé stessi, i clienti e comprendere l’identità del lavoro che fanno. Di solito faccio molte domande ma sono fondamentali per permettere che la creatività abbia una “buona dispensa” da cui attingere. La creatività è una forza che non controlli: ti avvolge in un abbraccio straordinario che ti porta con sé dove desidera.

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  • Dal dettaglio alla forma dell’idea o viceversa? O tutte e due?
    ° Ho la fortuna di fare esperienza di entrambe. A volte un titolo che invento casualmente suggerisce come saranno i dettagli e altre volte è l’insieme dei dettagli che mi permette di dare un titolo.° È come un sentiero di montagna: all’inizio è difficile, devi vincere il dislivello e percepisci la fatica. Quando senti che la criticità iniziale è superata lavori e lavoreresti all’infinito. Ricordo la mia tesi di laurea come uno dei lavori più ambiziosi e faticosi che abbia fatto. Mi accorsi in corso d’opera che quello che stavo progettando non mi rappresentava come artista. Presi coraggio e rifeci tutto da capo in meno della metà del tempo, lavorando tutti i giorni e anche tante notti. Lavorare non mi pesava più, il lavoro scorreva come se fosse un fiume, perché ero coinvolta emotivamente e avevo trovato un obbiettivo più alto da raggiungere.

  • Si può identificare “l’inizio di tutto?”
    • Tutto nasce dall’intuizione e dai pensieri ed emozioni che la precedono. Di norma non la ottengo immediatamente. Mi fermo ad osservare e ascoltare ciò che vivo, vado alla ricerca di immagini ed esperienze stimolanti. Poi, quando quando fondo gli elementi che mi hanno ispirato e il rapimento emotivo è inevitabile lascio che si impossessi di me. L’illustrazione nasce dove la razionalità finisce.
  • E quando l’estasi inizia?
    • Tempo e mondo esterno perdono di significato. Lo spazio-tempo si riduce nella relazione tra me e l’opera. Ricordo come un autoritratto fatto a matita mi fece sentire estraniata dal mondo, come se fossi scivolata senza accorgermi in un’altra dimensione dell’essere. Credo che questo tipo di coinvolgimento sia dovuto all’intensità delle emozioni che provi mentre agisci. Era la prima volta che disegnavo mettendo “a nudo” le emozioni sul mio volto. Ho vissuto quest’esperienza come una liberazione.

L’OMW G-Series con corona al 9. Ne ho parlato qui.

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  • L’opera non segue uno schema prestabilito in partenza…
  • “L’opera si crea creando”, intendeva Picasso. Pianificare è un fattore importante ma l’azione è la chiave fondamentale. L’azione afferma l’opera e l’artista. In corso d’opera la concentrazione e il coinvolgimento emotivo aumentano permettendoti di vedere ciò che prima non vedevi. Ci sono casi in cui raggiungo un risultato diverso dallo schizzo iniziale ma è meglio così perché raggiungo sempre un risultato migliore rispetto al punto di partenza.

  • Cosa cerchi di evitare, nel tuo processo creativo?
    • I lavori più belli sono nati quando ho deciso di abbandonare la precisione e mi sono lasciata andare. Purtroppo o per fortuna la precisione mi è stata insegnata. È funzionale per la vita ma può soffocare la creatività, quindi cerco sempre non accanirmi sulle opere. Ricordo un’illustrazione di 5 anni fa… rappresentai una Madre Natura 2.0. bilanciando perfettamente  “trance creativa” e precisione. Quest’ultima serviva solo ad accompagnare e non era lì per tenere le redini dell’esperienza. In poco tempo realizzai un’illustrazione che resta ancora molto apprezzata per lo stile, la morbidezza delle forme e il contrasto di colori.

Il Seiko 5 Sports nel suo ambiente d’elezione

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  • In quei momenti dove andava il tuo sguardo?
    • Sono un’osservatrice. Amo la subacquea e sott’acqua lo sguardo si scatena. L’universo sommerso è straordinario per la gamma dei colori, le tinte dei pesci che diventano cromature. È allora che nasce il desiderio di riprodurre quel mondo, di renderlo mio, un prodotto della mia creatività che l’occhio di un osservatore possa cogliere ed elaborare. È come il tramonto: non puoi averlo. Ma puoi riprodurlo. La mia estasi creativa diventa unire forme e colori per creare qualcosa che ti avvicina a quelle sensazioni.
  • Il mondo sommerso è il posto sulla terra dove ammirare la perfezione…
    • No, in realtà. Lo è anche una metropolitana. Persone, colori e dettagli, filtrati attraverso una certa sensibilità, ti portano dentro un universo eterogeneo e mai scontato.

  • Qual è il colore della bellezza pura?
    • Fin da piccola il nero ha avuto un’influenza molto forte. Tecnicamente equivale ad assenza di colore ma per me è un colore a tutti gli effetti, magico, ispiratore di bellezza, profondo e non convenzionale.
  • Cosa ti ha insegnato?
    • La sua “profondità”, quella abissale e spaziale, mi ha insegnato ad andare oltre e spingermi oltre le convenzioni. Il nero crea spavento. In me crea tanta curiosità.

L’inconfondibile stile di Bomberg con corona al 2

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  • Parliamo di orologi: quale modello famoso rifaresti con la corona NON al 3?
    • Amo il Panerai Submersible. La versione più estrema per un appassionato è il PAM0569, proprio in termini di architettura dell’orologio, è il “Lefthanded” con corona al 9. Ma se potessi riprogettarlo sposterei la corona al 4.

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  • C’è, allora, un Corona al 4 che ti piace particolarmente?
    • Sono un’ammiratrice del Seiko 5 Sports. Adoro la sportività dei Seiko e il 5 Sports è l’orologio sportivo con corona al 4 per antonomasia. La mia versione preferita è il Seiko 5 Sports 140° Anniversario Limited Edition. Esteticamente perfetto! Mi affascina come Il bianco del quadrante armonizzi con il colore blu della lunetta. Sono questi colori “nautici” che mi riportano con l’immaginazione nei luoghi che amo di più. Un’altra attrattiva è la luminescenza che è fondamentale per chi si immerge. Non si può rischiare di rimanere senza luce anche per chi ama l’abisso come me.

L’U-Boat Chimera 60 mm con enorme cassa in bronzo e corona al 9.

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  • La corona al 4 cambia la natura di un’orologio…
    • La corona al 4 ha un fascino particolare. Da donna apprezzo l’eleganza di un orologio ma da amante delle immersioni un orologio mi conquista in quanto “strumento”. Un “corona al 4” fa parte della mia attrezzatura. Con il computer da polso gestisco tutte le fasi ma l’orologio è indispensabile per tenere sotto controllo la variabile “tempo”. Un “corona al 4” è lo strumento più indicato per il mio polso.
  • Con il quadrante rosa?
    • Non è importante. Le forme maschili sono affascinanti e possenti. Dopo tutto sotto acqua non c’è distinzione uomo-donna. Mi gestisco la mia bombola, sono senza cavaliere. E con il mio Corona al 4. Anzi: non al 3!

Il Gavox Lexacy con corona al 4 e riserva di carica. Ne ho parlato in uno Speciale pubblicato qui.

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By |Settembre 9th, 2021|0 Comments

HELM KHURABURI: PERCHE’ COSI’ DESIDERATO?

Fuori dal circuito dei marchi e modelli più desiderati c’è un altro universo: è quello dei microbrand. Sono aziende piccole (alle volte costituite, di fatto, da una sola persona) che grazie all’aiuto di un team di fornitori creano un catalogo con più modelli. Queste piccole realtà presenti in tutto il mondo utilizzano una meccanica semplice (ma dignitosa) e lavorano sul design di cassa con l’obbiettivo di creare un seguito di appassionati e aficionados. La differenza la fanno la qualità, la finitura, il servizio alla clientela. La passione e il sentimento chiudono il cerchio.

Orologio imponente, forse troppo vistoso. Eppure desiderato. I lotti di produzione (“production batch”) vanno esaurite in pochi minuti dall’inizio delle vendite. Su Ebay poche aste e a prezzi doppi rispetto al catalogo.

UN DIVER DA 250€

Questi orologi, seppure semplici, finanche economici, hanno quel-certo-non-so-che di unico, capace di colpire nell’intimo e accendere il desiderio. Un modello colpisce piace, intriga, conquista e si crea un volano straordinario. Sono processi spontanei, affascinanti, sui quali le ragioni sono tutte valide. Oppure non lo è nessuna perché è banale: è solo l’amore verso l’oggetto.

L’Helm Khuraburi (recentemente ho presentato la versione con data) è uno di questi casi (specialmente all’estero), un piccolo fenomeno della sua nicchia di mercato (microbrand, corona al 4, diver, meccanica convenzionale), curioso quanto emozionante. Si tratta, infatti, di un orologio molto particolare:

  • Cassa possente
  • Corona al 4 o al 10
  • Pesante come un’incudine (lo affermo quantunque io stesso sia un amante dell’orologeria pesante)
  • Movimento Seiko (SII) NH38 o NH35
  • Stile oltraggioso a dir poco.

Ref. 02AR1 con quadrante e lunetta in colore nero.

L’aspetto più interessante è il prezzo. Un Helm Khuraburi costa (prezzo di catalogo) 300 dollari (meno di 260€) + 35 dollari di spese di spedizione. Eppure:

  • mentre scrivo questo articolo ho dato un’occhiata a Ebay: ci sono solo due esemplari in vendita a oltre 500€.
  • Sul catalogo online è costantemente sold out
  • allorché vada in produzione un lotto di esemplari questo va esaurito in pochi minuti
  • Sul mercato collezionistico i prezzi sono “almeno” una volta e mezza quello di catalogo
  • La lista d’attesa a cui è possibile iscriversi sul sito ufficiale conta diverse migliaia di iscritti, speranzosi di acquistarlo

Versione con corona a ore 10. Notare la lancetta dei secondi con parte finale in arancione. Identifica una specie di “seconda serie”.

Perché tutto questo successo? Quando c’è di mezzo la passione è difficile rispondere. Ho fatto un po’ di domande sul Khuraburi a Matt Cross, fondatore di Helm Watches:

– Quando è iniziata la Commercializzazione del Khuraburi?
Abbiamo cominciato le vendite nel gennaio 2018.
-Quanti Khuraburi sono stati prodotti fino a oggi?
Circa 2.500 esemplari.
-Helm Watches ha mai lanciato serie speciali del Khuraburi?
Fino a oggi ancora nessuna versione speciale ma nel corso della produzione abbiamo fatto una modifica al layout con quadrante blu. Inizialmente la lancetta dei secondi era blu con parte finale in azzurro. In seguito l’abbiamo resa con la parte finale in arancione. In pratica la prima serie è una versione più rara.
-Qual è il layout di quadrante più acquistato?
Gli acquirenti del Khuraburi apprezzano soprattutto la versione blu/arancio.

La grande luminescenza di indici e lancette.

– Cosa piace di più di questo orologio?
I nostri clienti adorano il quadrante massiccio e gli indici molto grandi.
– Il Layout della corona più apprezzato?
I clienti preferiscono il Khuraburi con corona al 4. Lo acquista il 75% di loro.
– Ci sono dei collezionisti “malati” di Khuraburi?
Sappiamo di appassionati che possiedono tutte le referenze di questo modello. Di norma non hanno creato una collezione così in una volta sola. Li hanno acquistati gradualmente. Per noi è motivo d’orgoglio.

Khuraburi con quadrante blu e lunetta arancio: è la versione più apprezzata.

– Sicuramente c’è qualcosa che non tutti apprezzano…
I possessori di Khuraburi ne sono entusiasti, nondimeno ci fanno notare il suo peso non indifferente e il notevole spessore della cassa.
– E se potessero chiedere qualcosa? Cassa in bronzo, cassa in titanio, cassa in DLC…
Quando iniziamo le vendite di una “batch” di Khuraburi gli appassionati li esauriscono in pochi minuti. Non ci chiedono cose speciali ma se facessimo un Khuraburi con cassa più sottile ne sarebbero ancora più contenti.
– Possiamo dare qualche anticipazione ai tanti che apprezzano questo diver?
 Stiamo lavorando a una versione in titanio.

By |Agosto 23rd, 2021|0 Comments

DESIGN [C@4], [C@9]: TRE OROLOGI CONTRO LE CONVENZIONI

Probabilmente è una domanda inflazionata eppure continua ad avere la sua ragion d’essere (specialmente qui su Crownat4 dove la corona al 3 non è più indispensabile. Anzi!): l’orologio deve (e dovrà) esibire sempre lo stesso design così come siamo abituati a conoscerlo dal Cinquecento? Secondo le enciclopedie il più antico orologio ancora funzionante (oltreché indossabile) è il Pomander costruito nel 1505 da Peter Henlein. Dopo oltre 500 anni la forma di visualizzazione dell’ora non è mai più cambiata. Sicché è possibile affermare che un orologio, nel 95% dei casi, mostra l’ora sempre nello stesso modo: un quadrante di forma tonda/quadrata, almeno una lancetta infulcrata al centro e il tempo visualizzato all’esterno di questa superficie attraverso questo “bastoncino” che ne lambisce il bordo. È (e sarà sempre) difficile uscire dal seminato e consentire che “altre” forme diventino la norma.

UNA NICCHIA LASCIATA A POCHI

In verità l’Universo dell’Orologeria non ha prodotto icone del tempo con sistemi di visualizzazione alternativa a un quadrante a lancette. Ma gli esempi si sprecano: Maurice Lacroix, Perrelet, Lord Elgin, Lanco, Pierre Kunz, Gerald Genta, Hautlence, F.P. Journe, Harry Winston e (ormai famoso qui su Crownat4) Urwerk solo per citarne alcuni. Dalla visualizzazione retrograda a quella “saltante digitale”, nel ‘900 il settore ha creato tanti esempi di anticonformismo e originalità. Sono, però, rimasti relegati a elevati esercizi di stile, sono nati quando non si faceva Marketing spinto ed era ancora possibile acquistare un orologio del genere senza destare “sospetti” di follia. Gli orologi con visualizzazione del tempo alternativa sono rima sti confinati alla nicchia: orologi per signora o modelli particolarissimi e che difficilmente si vedono in giro.

KICKSTARTER: SORGENTE DI IDEE

L’Atowak Ettore, L’OMW G-Series e l’OLTO-8 Infinity II sono tre esempi di proposte lanciate nelle ultime settimane in quella straordinaria fucina di idee che è il Crowdfunding. Invece di finanziare un progetto nel modo classico, una start-up si auto-finanzia sul web (in questo caso Kickstarter). Lancia l’idea, raccoglie sostenitori, e, se il popolo di Internet ci crede, il progetto diventa realtà. Molti microbrand sono nati così. E si sono trasformati in piccoli fenomeni con il loro catalogo e la loro clientela (ma molta parte degli appassionati è dubbiosa).
I tre orologi meccanici recenti che vi presento sono un trionfo di originalità. Ve li sottopongo per la caratteristica peculiare: corona non al 3 solida e robusta meccanica di fabbricazione cinese. È una “conditio sine qua non” per chi cerca un orologio che strizza l’occhio allo stile e con il suo calibro automatico (del resto non è impossibile realizzare un modello con l’ultra-noto Miyota e raccogliere consenso).

ATOWAK, DIROMPENTE, OMW CLASSICO (NELLO STILE DI CASSA), OLTO-8 GUSTOSO (CORONA AL 4)

L’Atowak Ettore è il più sconcertante, sia nel design, sia nella visualizzazione dell’ora. La cassa in acciaio asimmetrica ha la corona al 9. presenta una visualizzazione delle ore con “bracci rotanti” mentre i minuti si leggono sull’arco all’estrema destra che accarezza il bordo destro. Ha, quindi, qualcosa dei mistici modelli Urwerk. Monta un calibro Miyota 9015 modificato in esclusiva.

L’OMW G-Series cerca di riportarci sulla terra almeno con le proporzioni della cassa. Dai 46 mm dell’Ettore si scende ai 44 del G-Series. La cassa in acciaio con corona al 9 è satinata, rivestita in PVD o placcata in oro. La straordinaria originalità è nell’arco che, dalle 9 alle 3 visualizza le ore. I minuti sono visualizzati da un indicatore verticale sotto il centro. I secondi sono affidati al disco centrale con punta a freccia. È animato dal calibro Miyota 82S0.

L’Olto-8 Infinity II, infine, è quello più “classico“: si lancia in orbita proponendo la cassa di forma ottagonale ma ritorna “verso ” terra con la stuzzicante corona al 4. La lettura del tempo è un nuovo volo nell’iper spazio: i minuti si leggono sulla grande lancetta che, partendo dalle 12, esegue un giro completo. Le ore sono visualizzate con la lancetta più piccola (con grande “H”). I secondi continui compaiono sul piccolo arco sopra le ore 6. Monta il calibro Miyota 82S5 visibile attraverso il fondello aperto.

IL PIU’ BELLO È…

Ho lanciato questo confronto alla ricerca dell’orologio più intrigante per la sua capacità di essere “agli antipodi del solito”. L’Atowak Ettore è il più dissacrante verso la tradizionale visione di un orologio. L’OMW G-Series lancia un insanabile conflitto tra la forma classica e il metodo di lettura dell’ora più “pazzo”. L’OLTO-8 Infinity II… ha la corona al 4!

By |Luglio 30th, 2021|1 Comment

BRONZO [C@4]: IL “TOPO” DI PETRAM IL DANESE

Il danese “Petram” (“pietra”, “roccia”; di lui si conosce questo pseudonimo) vive sull’isola di Bornholm, Danimarca. È un uomo schivo, “originale”. Chi lo conosce ne parla come un personaggio alla Bode Miller: il campione del mondo di sci Alpino (2005 e 2008) fuori dalle gare amava soggiornare in camper rinunciando così alle comodità dell’albergo. Petram non è un artigiano con una certificata professionalità nel settore (se non quella che gli viene dalla clientela). È solo animato da una grande passione e un’indubbia capacità tecnica. Perciò in molti lo cercano. Se hai un desiderio sfrenato di un orologio in bronzo con corona al 4 (qui ho pubblicato uno Speciale su Crownat4.com) e sei piuttosto esibizionista potrebbe essere l’uomo giusto per te. Ma non è uno facile: lo contatti, non risponde, passano settimane, si fa vivo, poi scompare di nuovo. Genio e sregolatezza. Ma per l’appassionato di orologeria che desidera un carro armato da polso un Petram è l’orologio ideale. Parliamo di un diver con cassa in bronzo, corona al 4 e prestazioni assolutamente di rigore, qualcosa di simile (neanche tanto idealmente) al gigantesco panzer VIII Maus del 1945.

SUPER PESANTE

Nel 1942, in piena seconda Guerra Mondiale, Ferdinand Porsche presentò ad Adolf Hitler il prototipo del Panzer VIII Maus (“Topo”), un super carro armato da 188 tonnellate di stazza, forse il più mostruoso mai costruito. Aveva cingoli larghi un metro  per riuscire a spostarsi ed era equipaggiato con un motore Daimler da 1.200 Cv (aveva un peso specifico di 1kg/cmq). Il propulsore termico azionava due generatori che fornivano potenza ai motori elettrici posizionati negli assi motore dei cingoli. Il VIII Maus poteva anche guadare fiumi profondi fino a otto metri o viaggiare fino a 20 km/h. Risultano costruiti un prototipo e un esemplare definitivo (oggi uno è esposto in un museo in Russia) ma non si sa, se abbia mai partecipato a una battaglia. Non siamo, quindi, molto lontani dalla logica di un Petram: grande (diametro, nell’ordine dei 45 mm, spessore della cassa di almeno 20 mm) imponente come stile, pesante (siamo sui 250 grammi). Insomma: definirlo un bronzo extralarge rischia di essere addirittura irriverente nei suoi confronti.

CUSTOM ALL’ENNESIMA POTENZA

Il Petram è un “homage” a un VDB o un Kaventsmann ma il loro creatore si spinge molto oltre in chiave di unicità e di estremizzazione. Non è perciò semplice indossare un Petram. Utilizza molte parti originali degli orologi di partenza: di solito Petram riceve dal cliente un “donor” watch, una base su cui lavora, e da questo preleva gran parte della componentistica, a partire dal movimento. Petram lavora il metallo e crea la cassa. Non utilizza la fresa (sarebbe più semplice). Il risultato non è perfetto ma il valore dell’opera artigianale è molto elevato.

Successivamente viene aggiunto il movimento. Si tratta del calibro di serie fornito a Petram, revisionato in ogni sua parte e componente fino a tornare al 100% delle prestazioni.

QUADRANTE

Conclusa la cassa e installato il movimento Petram passa al quadrante. Questo è creato da lui (ma utilizza anche “donor dial” cioè i quadranti degli orologi di partenza) così come gli indici con luminescenza e le lancette. Il risultato è funzione del desiderio del cliente (ma per una creazione così particolare, forse, sarebbe meglio lasciare che l’artista crei in autonomia). Questo dipende, perciò, dalla richiesta: se il cliente ha desideri semplici da soddisfare un Petram nasce con (relativa) velocità (un paio di mesi). Un progetto complesso richiede tempo e si scontra con la sua disponibilità di tempo (“se e quando” Petram si lascia trovare). Va da sé che questi dichiara le normali prestazioni di un diver di qualità (anche 1.000 metri di profondità).

PREZZO E PRODUZIONE. Per un Petram si parte da circa 1.000€. Non è chiaro quanti ne siano stati prodotti fino a oggi. Un affezionato cliente dell’artigiano danese (ha acquistato già quattro esemplari e un quinto è in allestimento) afferma che ad oggi ne ha realizzati una ventina.

By |Aprile 18th, 2021|0 Comments

APPROFONDIMENTI [C@4], [C@10]: LACO SPIRIT OF ST. LOUIS vs LACO JU

Laco Spirit of St. Louis vs Laco Ju52: corona al 4 vs. corona al 10

L’orologio da tasca conquistò il polso e divenne “da aviatore” nel 1904: Alberto Santos-Dumont chiese a Cartier un modello per avere le mani libere in volo. E Nacque il Santos. Nella Grande Guerra il Pilot si trasformò in strumento di navigazione (ora, velocità, consumo, orientamento…) e negli Anni 30, quando Hitler mise in piedi la Luftwaffe, anche l’orologeria tedesca entrò al servizio del Fuhrer. La cassa di un Flieger fu subito riconoscibile (grande, grande corona a cipolla, grandi indici a numeri arabi).

Laco Watches ha la passione del volo, i suoi modelli creano un intimo legame con l’Aeronautica. E quale miglior occasione per parlare di Flieger se non con due modelli particolari e affascinanti per la corona? Lo Spirit of St. Louis con corona al 10 e lo Ju52 con corona al 4.

LACO SPIRIT OF St. LOUIS

Rende omaggio all’eroica impresa di Charles Lindbergh, che il 21 maggio 1927, alle 7:52, partì dall’aerodromo di Roosvelt Field,  New York a bordo di una versione modificata di un monoplano Ryan M-2. Dopo 33 ore e 30 minuti, viaggiando a circa 188 km/h di media, Lindbergh attraversò l’Oceano Atlantico e atterrò all’aeroporto Le Bourget a Parigi. Laco Watches dedica a quell’impresa il flieger Spirit of St. Louis, il nome che Lindbergh diede al suo aereo.

La cassa in acciaio, in tre pezzi, ha 42 mm di diametro e 12,25 mm di spessore (50 mm da maglia a maglia, 20 mm tra le maglie). È avvolta da un rivestimento in PVD nero. Il fondello in acciaio serrato a vite ha lo stesso trattamento e riporta incisa la data della trasvolata di Lindberg. La corona alle 10 è insolita, piuttosto rara (tra i microbrand più conosciuti con questo tipo di layout figura solo  il diver Fonderia Navale Stella con cassa in bronzo). Questa caratteristica accresce la sua personalità, gli dà un temperamento unico e ne accresce il desiderio. Non è presente lunetta perciò la cassa mantiene uno stile pulito, elegante.

PICCOLI SECONDI AL 12

Il quadrante del Laco Spirit of St. Louis è un illuminante esempio di ordine e razionalità teutonica. Su una distesa di nero compaiono grandi indici a numeri arabi che di norma vediamo su grandi diver ispirati a Panerai: le ore 3, 6, 9 e 12 (probabilmente il più simile è l’Oceanaut del microbrand Borealis: ne ho parlato durante lo Speciale di Crown@4 sui modelli in bronzo con corona al 4). Sulla parte più esterna è presente una scala graduata con indicazione di sessanta minuti. L’unico vezzo il St. Louis se lo concede a ore 12: un piccolo contatore dei secondi continui, anche in questo caso una posizione originale.

CALIBRO LACO 18

Il Laco Spirit of St. Louis monta il calibro Laco 18, sviluppato su base Miyota 8218). Pulsa alla “velocità” di 21.600 alternanze l’ora e indica ore, minuti e secondi continui (la corona è a estrazione). Offre un’autonomia di 41 ore alla massima carica.

PRODUZIONE E PREZZO. Il prezzo del St Louis è di 540€ sul sito ufficiale di Laco Watches.

LACO JU52

Il fratello del St Louis è un flieger ispirato allo Junkers Ju 52 3/M del 1930, un trimotore con una lunga carriera (aereo passeggeri, da trasporto e bombardiere durante la guerra.

Lo Ju52 condivide con il St.Louis la cassa in acciaio sabbiato da 42 mm di diametro e rivestimento in PVD. Lo spessore è di 12,8 mm, 50 mm da una maglia all’altra, 20 mm tra le anse. Queste hanno proporzioni misurate per essere indossato al polso senza esibire uno stile troppo audace. Anche in questo caso, inoltre, mancano ghiera girevole e lunetta, particolare che seduce senza dubbio gli appassionati dell’eleganza e pulizia stilistica di un orologio da aviatore.

CORONA AL 4

È la caratteristica che lo qualifica tra gli ispiritori del blogmagazine Crown@4. Questa ha una vivace zigrinatura e il colore nero conferisce eleganza e compostezza.

Il quadrante nero opaco ha grandi lancette squelette riempite con superluminova C3. Queste indicano ore, minuti e secondi continui. Gli indici sono a numeri arabi e coprono tutto l’arco delle dodici ore: il risultato è un quadrante più classico rispetto alla spiccata personalità del suo alter ego, identificabile provocatoriamente come una specie di… “diver dell’aria”. Sulla parte più esterna l’immagine classica è sottolineata dalla minuteria chemin de fer. A ore 6, in posizione opposta rispetto al St. Louis, lo Ju ha un piccolo contatore dei secondi continui e, al 6, l’indicazione “Made in Germany”.

Laco Ju: la grande corona in acciaio a ore 4, rivestita in PVD nero

Il Laco JU è equipaggiato, al pari della sua controparte con corona al 10, con un calibro Miyota 8218, meccanico a carico automatica. È corredato da cinturino in nylon di colore grigio secondo il suo stile sportivo ma con misurata eleganza alla maniera tedesca

PREZZO E PRODUZIONE. Questo modello è sold out ma in numerosi negozi online (come anche su Ebay) si trovano ancora alcuni esemplari al prezzo di circa 550 €.

 

QUALE SCEGLIERE?

È una decisione difficile da prendere: Il Laco Ju e lo Spirit of St. Louis hanno una personalità austera, solenne. Il colore nero conferisce il tipico ruolo di “strumento” dell’aria, la corona al 4 e al 10 sono una straordinaria reazione alla banalità del 3. Quella al 10 ancora di più del 4. Il quadrante dello JU ha un sapore classico, il St Louis conquista per l’originalità (lo stile delle lancette aiuta ancora di più). Il St. Louis di giorno per stupire chi continua a credere nella corona al 3. Lo JU la sera per esibire uno stile comunque anticonformista ma suggerito e non gridato. Stupendi entrambi non saprei quale scegliere. Se fosse una questione di vita o di morte forse sceglierei il Laco Spirit of St. Louis.

By |Marzo 27th, 2021|0 Comments

MODDING [C@4]: TAC/SAR CERAKOTE LIMITED EDITION BY PIERRE DUBE’

Pierre Dubé è un appassionato di orologi da sempre: ha acquistato, indossato collezionato, venduto e scambiato di tutto. Poi ha iniziato ad appassionarsi al “modding” la nicchia popolata da quelli che hanno deciso che l’orologio perfetto NON è l’esemplare originale al 100% fino all’ultima vite. Questo gruppo persegue la ricerca della perfezione attraverso la personalizzazione “spinta” perché questa accetta di potersi ricercare lungo i sentieri più diversi senza una meta. Il modding è un universo: cassa, ghiera, lunetta, quadrante, datario... non c’è limite. Il bello del custom in orologeria è questo: sai dove cominci, non sai dove arrivi. Pierre Dubé ha così cominciato a frequentare i “modders” e a diventarne un interprete. Oggi esegue, per puro diletto nel tempo libero, lavori di allestimento di esemplari unici “custom” sulla base del Classico Seiko Turtle con corona al 4 e calibro automatico. Utilizza fornitori in tutto il mondo specialisti nella costruzione di componenti.

ESPLORAZIONE E SALVATAGGIO

L’ultimo progetto di Pierre Dubé e il suo socio si fonda sulla loro esperienza nel settore dell’armeria. Si chiama TAC/SAR ed è un diver sportivo ma anche uno Stealth da polso. È un orologio ispirato all’esplorazione e al salvataggio (che chiama a sé l’atmosfera degli ambienti più ostili: alta montagna, profondità marine…). Ma è anche un orologio da indossare sempre, un compagno per la giungla metropolitana.

Dal punto di vista meccanico è un Seiko Prospex Turtle con cassa in acciaio inossidabile da 45 mm di diametro e spessore di circa 15 mm (44 mm da ansa ad ansa, 22 mm tra le anse). La sua particolarità è il rivestimento in cerakote, una ceramica artificiale di norma utilizzata per le armi automatiche.

CARBONIO FORGIATO

Lo stesso trattamento è utilizzato anche per la classica corona a vite posizionata a ore 4 nonché la fibbia (in colore arancione “Tequila Sunrise”).

Il quadrante del TAC/SAR è realizzato in carbonio forgiato prodotto dalla WR Watches di Hong Kong, specialista nella produzione di componenti e accessori per il settore del modding. Questo visualizza ore, minuti, secondi continui e datario. All’interno è equipaggiato con meccanica di serie: movimento calibro Seiko NH35 con carica automatica, 21.600 alternanze l’ora, 41 ore di autonomia.

PREZZO E PRODUZIONE. Il TAC/SAR si indossa al polso grazie a un particolare cinturino in tela vela (o sailcloth) proveniente dall’Australia e studiato per essere molto resistente nel tempo. Il prezzo è di 575 dollari spese di spedizione incluse (nel territorio degli Stati Uniti). La produzione è di 50 esemplari, l’assemblaggio avviene nel laboratorio di Pierre Dubé nel Michigan dove ogni componente viene testato. Levendite sono già iniziate ed è possibile inviare una mail a questo indirizzo per assicurarsi un esemplare.

By |Marzo 20th, 2021|0 Comments
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