Trasformare una passione in un mestiere è mettere la creatività al servizio della competenza professionale. Laura de Alexandris ha un innato amore per la grafica. L’ha trasformato in un lavoro perché è necessario avere coraggio, realizzare un sogno e non scendere a compromessi. Vive e lavora nel cuore dell’operosa Brianza come illustratrice pubblicitaria e quando non cerca l’estasi creativa sulla “tavolozza” elettronica, coltiva la passione per la subacquea. Il suo orologio? Con corona al 4.

  • Cosa succede durante il processo creativo?
    • La mia “trance creativa” non parte subito, non esplode “a comando” ma attraversa una fase di “accelerazione”. Trovare l’ispirazione giusta per raggiungere un obbiettivo è la parte che richiede più tempo nel mio lavoro. Devo raccogliere più materiale possibile per poter fondere gli elementi in una giusta combinazione. Bisogna saper ascoltare sé stessi, i clienti e comprendere l’identità del lavoro che fanno. Di solito faccio molte domande ma sono fondamentali per permettere che la creatività abbia una “buona dispensa” da cui attingere. La creatività è una forza che non controlli: ti avvolge in un abbraccio straordinario che ti porta con sé dove desidera.

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  • Dal dettaglio alla forma dell’idea o viceversa? O tutte e due?
    ° Ho la fortuna di fare esperienza di entrambe. A volte un titolo che invento casualmente suggerisce come saranno i dettagli e altre volte è l’insieme dei dettagli che mi permette di dare un titolo.° È come un sentiero di montagna: all’inizio è difficile, devi vincere il dislivello e percepisci la fatica. Quando senti che la criticità iniziale è superata lavori e lavoreresti all’infinito. Ricordo la mia tesi di laurea come uno dei lavori più ambiziosi e faticosi che abbia fatto. Mi accorsi in corso d’opera che quello che stavo progettando non mi rappresentava come artista. Presi coraggio e rifeci tutto da capo in meno della metà del tempo, lavorando tutti i giorni e anche tante notti. Lavorare non mi pesava più, il lavoro scorreva come se fosse un fiume, perché ero coinvolta emotivamente e avevo trovato un obbiettivo più alto da raggiungere.

  • Si può identificare “l’inizio di tutto?”
    • Tutto nasce dall’intuizione e dai pensieri ed emozioni che la precedono. Di norma non la ottengo immediatamente. Mi fermo ad osservare e ascoltare ciò che vivo, vado alla ricerca di immagini ed esperienze stimolanti. Poi, quando quando fondo gli elementi che mi hanno ispirato e il rapimento emotivo è inevitabile lascio che si impossessi di me. L’illustrazione nasce dove la razionalità finisce.
  • E quando l’estasi inizia?
    • Tempo e mondo esterno perdono di significato. Lo spazio-tempo si riduce nella relazione tra me e l’opera. Ricordo come un autoritratto fatto a matita mi fece sentire estraniata dal mondo, come se fossi scivolata senza accorgermi in un’altra dimensione dell’essere. Credo che questo tipo di coinvolgimento sia dovuto all’intensità delle emozioni che provi mentre agisci. Era la prima volta che disegnavo mettendo “a nudo” le emozioni sul mio volto. Ho vissuto quest’esperienza come una liberazione.

L’OMW G-Series con corona al 9. Ne ho parlato qui.

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  • L’opera non segue uno schema prestabilito in partenza…
  • “L’opera si crea creando”, intendeva Picasso. Pianificare è un fattore importante ma l’azione è la chiave fondamentale. L’azione afferma l’opera e l’artista. In corso d’opera la concentrazione e il coinvolgimento emotivo aumentano permettendoti di vedere ciò che prima non vedevi. Ci sono casi in cui raggiungo un risultato diverso dallo schizzo iniziale ma è meglio così perché raggiungo sempre un risultato migliore rispetto al punto di partenza.

  • Cosa cerchi di evitare, nel tuo processo creativo?
    • I lavori più belli sono nati quando ho deciso di abbandonare la precisione e mi sono lasciata andare. Purtroppo o per fortuna la precisione mi è stata insegnata. È funzionale per la vita ma può soffocare la creatività, quindi cerco sempre non accanirmi sulle opere. Ricordo un’illustrazione di 5 anni fa… rappresentai una Madre Natura 2.0. bilanciando perfettamente  “trance creativa” e precisione. Quest’ultima serviva solo ad accompagnare e non era lì per tenere le redini dell’esperienza. In poco tempo realizzai un’illustrazione che resta ancora molto apprezzata per lo stile, la morbidezza delle forme e il contrasto di colori.

Il Seiko 5 Sports nel suo ambiente d’elezione

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  • In quei momenti dove andava il tuo sguardo?
    • Sono un’osservatrice. Amo la subacquea e sott’acqua lo sguardo si scatena. L’universo sommerso è straordinario per la gamma dei colori, le tinte dei pesci che diventano cromature. È allora che nasce il desiderio di riprodurre quel mondo, di renderlo mio, un prodotto della mia creatività che l’occhio di un osservatore possa cogliere ed elaborare. È come il tramonto: non puoi averlo. Ma puoi riprodurlo. La mia estasi creativa diventa unire forme e colori per creare qualcosa che ti avvicina a quelle sensazioni.
  • Il mondo sommerso è il posto sulla terra dove ammirare la perfezione…
    • No, in realtà. Lo è anche una metropolitana. Persone, colori e dettagli, filtrati attraverso una certa sensibilità, ti portano dentro un universo eterogeneo e mai scontato.

  • Qual è il colore della bellezza pura?
    • Fin da piccola il nero ha avuto un’influenza molto forte. Tecnicamente equivale ad assenza di colore ma per me è un colore a tutti gli effetti, magico, ispiratore di bellezza, profondo e non convenzionale.
  • Cosa ti ha insegnato?
    • La sua “profondità”, quella abissale e spaziale, mi ha insegnato ad andare oltre e spingermi oltre le convenzioni. Il nero crea spavento. In me crea tanta curiosità.

L’inconfondibile stile di Bomberg con corona al 2

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  • Parliamo di orologi: quale modello famoso rifaresti con la corona NON al 3?
    • Amo il Panerai Submersible. La versione più estrema per un appassionato è il PAM0569, proprio in termini di architettura dell’orologio, è il “Lefthanded” con corona al 9. Ma se potessi riprogettarlo sposterei la corona al 4.

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  • C’è, allora, un Corona al 4 che ti piace particolarmente?
    • Sono un’ammiratrice del Seiko 5 Sports. Adoro la sportività dei Seiko e il 5 Sports è l’orologio sportivo con corona al 4 per antonomasia. La mia versione preferita è il Seiko 5 Sports 140° Anniversario Limited Edition. Esteticamente perfetto! Mi affascina come Il bianco del quadrante armonizzi con il colore blu della lunetta. Sono questi colori “nautici” che mi riportano con l’immaginazione nei luoghi che amo di più. Un’altra attrattiva è la luminescenza che è fondamentale per chi si immerge. Non si può rischiare di rimanere senza luce anche per chi ama l’abisso come me.

L’U-Boat Chimera 60 mm con enorme cassa in bronzo e corona al 9.

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  • La corona al 4 cambia la natura di un’orologio…
    • La corona al 4 ha un fascino particolare. Da donna apprezzo l’eleganza di un orologio ma da amante delle immersioni un orologio mi conquista in quanto “strumento”. Un “corona al 4” fa parte della mia attrezzatura. Con il computer da polso gestisco tutte le fasi ma l’orologio è indispensabile per tenere sotto controllo la variabile “tempo”. Un “corona al 4” è lo strumento più indicato per il mio polso.
  • Con il quadrante rosa?
    • Non è importante. Le forme maschili sono affascinanti e possenti. Dopo tutto sotto acqua non c’è distinzione uomo-donna. Mi gestisco la mia bombola, sono senza cavaliere. E con il mio Corona al 4. Anzi: non al 3!

Il Gavox Lexacy con corona al 4 e riserva di carica. Ne ho parlato in uno Speciale pubblicato qui.

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